Lo scudetto aveva idealmente chiuso un ciclo, ma quel Cagliari poteva ancora dare tanto. A fermarlo, il secondo gravissimo infortunio di Gigi Riva, e ancora in Nazionale. Al "Prater" di Vienna, in una partita per le qualificazioni al campionato europeo, il difensore austriaco Hof gli spacca tibia e perone con un intervento durissimo. Stagione praticamente finita per Gigi. Il Cagliari, che era in testa alla classifica, perde terreno ed esce dalla Coppa dei Campioni per mano dell'Atletico Madrid. E' l'inizio del declino, che coincide con l'invecchiamento di molti alfieri dell'epopea rossoblu: Greatti, Martiradonna, Domenghini, Cera, piano piano lasciano la scena. Riva non sempre può metterci una pezza. Abbandona anche Scopigno. Nè Edmondo Fabbri nè Giuseppe Chiappella riescono a dare la sterzata. I dirigenti non hanno più la disponibilità economica per acquistare giocatori in grado di tenere alta la competitività della squadra. C'è ancora qualche squillo, come lo sfortunato quarto posto del 1972, ma l'epoca d'oro è ormai alle spalle.

Nel 1974-75, i rossoblu, privi per gran parte del campionato di Riva, si salvano soltanto grazie al lavoro di Gigi Radice, giovane e promettente allenatore che sostituisce Chiappella. Purtroppo la retrocessione diventa una triste realtà l'anno successivo. Luis Suarez non ha l'esperienza e il polso giusti per guidare uno spogliatoio da allenatore. Viene esonerato, e Mario Tiddia non può fare miracoli. Il colpo di grazia lo infligge alla fine del girone d'andata il nuovo serio infortunio a Riva. "Rombo di Tuono" chiude qui la carriera. Il Cagliari retrocede in Serie B dopo dodici anni memorabili.

La ricostruzione è difficoltosa. Sono nati due cannonieri sardi, giovani e promettenti: Gigi Piras e Pietro Paolo Virdis. L'immediato ritorno in A, con allenatore il Sergente di Ferro Toneatto, fallisce per colpa di un'arancia scagliata da un tifoso che prende in pieno viso il giocatore leccese Cannito. 0-2 a tavolino, e promozione persa agli spareggi con Atalanta e Pescara. L'anno dopo i rossoblu falliscono completamente, ad onta degli onerosi investimenti sul mercato. D'urgenza, Riva passa dal campo alla stanza dei bottoni. Insieme al Presidente Mariano Delogu, e Mario Tiddia in panchina si prendono cura di una Società che ha visto tempi migliori. Con due lire, costruiscono una rosa giovane e sbarazzina, formata da ragazzi di talento (Bellini e Corti), scarti delle grandi (Alberto Marchetti e Longubucco), sottovalutati (Casagrande e Gattelli), garanzie (Piras e Quagliozzi). Lega il tutto il vecchio Mario Brugnera, a 36 anni votato come miglior giocatore della B. Al termine di un entusiasmante 3-0 alla Sampdoria, è di nuovo Serie A.

La squadra si dimostra pienamente all'altezza pure nella massima categoria. A lungo si mantiene nelle primissime piazze, fornendo un gioco brillante, grazie ad un centrocampo chic. Le grandi del campionato spesso devono pagare pedaggio. Esplode il bomber Selvaggi, altro giocatore talentuoso scoperto in Serie B e trascurato dal calcio che conta. Il Cagliari di Tiddia rimane nell'immaginario dei tifosi come una delle più belle e piacevoli formazioni rossoblu della storia.